Amuse-bouche #fine d'anno

Scelta B2

Lele e Anna procedono.



«Ormai ci siamo… procediamo?»

«Procediamo, sì!»

Mani salde sul volante, Lele guidò la vettura sul ponte, attraverso le spruzzate che bagnano il parabrezza. L’auto procedeva ora traballando, ora slittando, ma non perse la direzione.

«No, vabbè, non ci credo…»

«Un miraggio…»

Ma c’era veramente ed era proprio di fronte a loro, adesso: l’isolotto emergeva dal ventre marino, simbiosi fra rocce e pini mediterranei. Decine di fari discreti lo illuminavano e segnavano la via – ora sicura.

Lele fermò la loro utilitaria elettrica in un parcheggio, pieno di auto di lusso.

«Uh… un po’ imbarazzante…»

«Eh…»

Scrutarono esitanti oltre i finestrini. Non era quel senso di disagio che avevano immaginato per la loro serata da sogno!

«Dai, scendiamo! Che stiamo a fare qui, tipo bimbi in punizione?»

Lele smontò dall’auto e aprì la portiera ad Anna. Le porse la mano e la aiutò a uscire. 

Che ci fosse una festa in corso sull’isolotto, non poterono averne dubbio: note neomelodiche attraversavano prepotenti l’aria e coprivano lo scroscio delle onde.

«Non è Mozart…»

Procedettero mano nella mano su un largo viale, fino ad arrivare a un portico acceso a giorno da luminarie che avrebbero vinto una gara contro quelle delle vie centrali della città. Si guardarono attorno, l’animo scompigliato: uomini in gessato scuro, donne in abiti succinti, volute dense di sigari cubani. Su un terrazzino, qualcuno si divertiva persino a sparare in aria con delle pistole.

Anna e Lele si consultarono con un’occhiata sgomenta. No, non era a quel tipo di festa che avevano pensato nei giorni dopo l’invito. Come diamine c'erano finiti là in mezzo?!

D’un tratto, tra la folla, scorsero un volto noto: il loro cliente. Ne incrociarono lo sguardo attonito e poi sobbalzarono allo scrosciare della sua risata sorniona che li approcciava.

«Voi due qua?! Ecco perché mio compare Lelluzzo non aveva ricevuto l’invito!»

«Noi non... cioè...»

«Vabbè vabbè, errore nostro... Restate pure, siete miei ospiti! Ma...»

Si sporse verso la coppia, fin quasi a sfiorarne le fronti.

«...confido che farete finta di non vedere un bel po’ di cose... Intesi?»

Lele strinse la mano di Anna, che ricambiò la presa fin quasi a stritolarla. Se fossero stati telepatici, avrebbero letto un unico pensiero: forse, di certe feste, era meglio restare solo spettatori. O neanche quello!

Il cliente li salutò con una grassa risata e tornò verso altri ospiti.

«L’anno prossimo non mi lamenterò della tombola con zia Pina…» sussurrò Anna. «Lo giuro…»

Lele annuì. Il suo sguardo vagò attorno e le cose che avrebbe dovuto far finta di non vedere gli parvero già troppe.

«Casa, pizza e tv?» propose a fior di labbra.

«Casa, pizza e tv, sì sì!»

E, serrati come soldati in testuggine, riguadagnarono l’uscita.

Un Capodanno a casa valeva la vita!