Aprirono le portiere e scesero dall’auto. Con passo incerto, ostacolati dai vestiti e dalle scarpe eleganti, si sporsero cauti oltre il ciglio.
«E quelli?»
«Gradini?»
Mimetizzata alla roccia del dirupo, una scalinata perfettamente intagliata scendeva lungo il pendio. Lampioncini dai caldi bagliori rischiaravano il passo, in una spirale invitante, che aveva del magico.
«Wow… Che facciamo, ci fidiamo?» chiese Anna; la voce vibrante tra curiosità e timore.
Lele la prese saldamente per mano.
«Se non ora… quando?»
«E infatti… Ma, aspetta, prendiamo l’invito!»
«Dici che gli animali selvatici ce lo chiederanno?»
«Amore…»
Pochi minuti dopo già scendevano lentamente i bei gradini, attenti a non scivolare, finché la scalinata non li condusse in un ampio spiazzo piastrellato a maiolica. Un imponente cancello di ferro battuto si stagliò dinanzi a loro, aperto e sorvegliato da un inserviente in livrea.
L’uomo li scorse e li salutò con deferenza.
«Buonasera, signori, avete con voi l’invito?»
Anna glielo porse raggiante, mentre già i suoi occhi – come quelli di Lele – rubavano dettagli preziosi oltre il cancello.
«Benissimo, signori, siete i benvenuti. Possa la vostra notte essere magnifica!»
I loro passi cricchianti sulla ghiaietta li introdussero in una villa splendente di lampadari e cristalli. Gi invitati in smoking e in lungo sorseggiavano champagne, al profumo inebriante di rare orchidee.
Eccoì, sì, quello avevamo immaginato nelle loro chiacchiere: una festa raffinata, esclusiva, sospesa in un tempo da sogno.
Anna rise estasiata.
«Lele… ti rendi conto? Tu e io... in un posto così...»
«Mi rendo conto, amore… wow…»
La baciò lungamente sulle labbra e le carezzò una tempia.
«Benvenuta nella nostra favola…»
«Auguri, tesoro mio, che anche tutti i nostri altri sogni possano avverarsi!»